mercoledì 13 ottobre 2021

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Ascolto Pedagogico e Ospedalizzazione


 

L’ascolto (Psico) Pedagogico nell’esperienza dell’ospedalizzazione

Un percorso di esperienza vissuta, di riflessione e una proposta di Formazione

 

Alessandro Castelli*  

     Articolo già pubblicato**

 

Per Interventi Pedagogici in Contesti Clinici e Socio Sanitari-Professione Pedagogista

 

L’esperienza dell’ospedalizzazione è un trauma.

 

      Spesso ci si trova su di un letto d’ospedale da un giorno all’altro, senza neanche avere il tempo di razionalizzare quanto sta accadendo…Sia per casi d’incidente che per malattia grave, pervenuti improvvisamente o quasi…Quindi ad esordio veloce. E come reagisce il paziente e i suoi familiari? Come si comporta il personale medico e infermieristico?

Nei casi più fortunati un neo paziente che ha una famiglia accogliente e calorosa, nonostante il trauma comune, ha prima di tutto il conforto dei propri cari…Ma non è sempre così, sia perché i propri familiari vivono lontani, sia perché si vive da soli e solo nei migliori casi ci sono Amici a cui potersi rivolgere, per l’immediatezza della situazione .

     Ho vissuto 6 mesi all’interno dell’Ospedale A. Gemelli di Roma, reparto Ematologia (inizialmente una settimana all’Ospedale Belcolle di Viterbo nella prima fase critica), per avermi diagnosticato una forma acuta di leucemia, nel mese di novembre 2008. Il primo mese, completamente allettato a seguito della terapia d’urgenza alla quale sono stato sottoposto a Viterbo, che mi ha salvato la vita.

Da gennaio fino ad aprile ho fatto avanti e indietro tra brevi periodi a casa e più lunghi in ospedale, per i previsti cicli di chemioterapia  e mantenimento medico alternati, previsti.

      I medici che mi hanno curando e mi stanno seguendo ancora, sono professionalità davvero preparate e li ringrazierò sempre ma in questo periodo di ospedalizzazione cosa succede al paziente? Come affronta l’emozione? Il medico e il personale infermieristico tutto come reagisce?

il lavoro è prettamente “tecnico”,  anche se naturalmente c’è anche l’elemento della umanizzazione dell’intervento clinico e sanitario, ma spesso succede che l’aspettopsicologico è completamente secondario, per cui questa necessità deve essere demandata, solo quando è prevista, a figure specializzate. Per il paziente, l’aspetto dell’emotività e delle difficoltà di relazione in un nuovo ambiente, l’impatto con la patologia e tutto ciò che ne consegue è un trauma e spesso i medici devono occuparsi “solo” della parte strettamente clinica, tralasciando la questione emotiva del paziente, che spesso deve solo seguire le prescrizioni mediche…Ma la malattia determina una condizione di profonda crisi in quanto interrompe l’abituale ritmo di vita e l’individuo è talmente vulnerabile che non tutti si è in grado di affrontare nel modo migliore ed equilibrato, questo periodo difficile.

      Inoltre, la formazione medica è sempre stata improntata solo ed esclusivamente al fattore clinico..e solo in minima parte psicologica, molto generale e prettamente sempre e solo medica.

      Ci sono poi medici che per loro formazione e cultura umana riescono a stare più accanto al paziente, offrendogli conforto e accoglienza, ma poi, le varie incombenze della patologia da seguire non gli permettono di aumentare la qualità e il tempo dell’accoglienza stessa, a discapito di altro tempo del medico stesso.

Solo nei casi di tumori è previsto un sistema di assistenza psicologica nei reparti, soprattutto in situazione di minore età, (Oncologia) mentre ad esempio non è previsto alcun intervento simile nei reparti di Ematologia, dove comunque si affrontano casi di patologie tumorali gravi e importanti, come leucemie e linfomi…Non a caso molti degli addetti ai lavori, chiamano Ematologia, “il Reparto”…

      Quanto detto finora, fa parte di una prima “riflessione pedagogica” riguardante un vissuto personale ma comune di tante altre persone che l’esperienza dell’ospedalizzazione, cura e terapie sono sempre causa di un disagio psicologico e a volte anche psichico.

Pertanto sono necessari strumenti ancor più utili e propositivi alla ricerca del Ben-Essere psico-fisico dell’Individuo, soprattutto in contesti clinici e Socio-Sanitari.  

      Lo spunto per questa “Riflessione Pedagogica” nasce poi, oltre dal profondo vissuto personale, anche dall’aver letto il Dossier a cura di Giuseppe Rulli e Maria Angela Grassi, riguardante l’E.T. (l’Educazione Terapeutica) del Dr. Francesco Mammì e del Dr. Claudio Doliana, su “Come educare bambini e bambine, ragazzi e ragazze con diabete”, (Professione Pedagogista, N.32, Maggio 2009).

 A mio avviso ci sono diversi aspetti comuni rispetto alla presente riflessione che proponiamo: “La professione di pedagogista è peculiare e fondamentale rispetto ai bisogni e alle necessità dell’Uomo, nella sua crescita e formazione, soprattutto perché lavoriamo in contesti spesso problematici, alla ricerca di risoluzioni utili alla vita di ogni essere umano”…Per cui “educare il paziente a gestire la cura della propria malattia” come dice appunto il Dr. Mammì e poi “l’esercizio di attività curative formali”…che “riflette  anche un inconfessato bisogno di cura di sé…” (per quanto riguarda i medici), ci sembrano ulteriori riflessioni davvero importanti.

“L’ approccio al cliente” poi e a tutto ciò che ne consegue, appare in questo ambito Cinico e Socio-Sanitario evidentemente utile, nell’insieme di un ripensamento profondo, culturale e propositivo in chiave Pedagogica .

      Come Pedagogisti abbiamo l’opportunità  incredibile di ampliare la possibilità di creare Ben-Essere, così come l’esempio “educare bambini e bambine, ragazzi e ragazze con diabete” , nei casi  dei reparti di Ematologia accennato sopra, non c’è nessuna preparazione psicologica e  assistenza pedagogica, al fine di creare Interrelazione tra paziente, personale medico, infermieristico, ausiliario e familiare.

      Gli operatori ospedalieri sono troppo presi dalle loro problematiche quotidiane e spesso anche dai bilanci delle aziende, per cui l’unico strumento “umanizzante” ed “educativo” attuale è quello della buona volontà dei singoli operatori (oltre ovviamente alla loro preparazione professionale che però abbiamo detto, è prettamente medica). Troppo spesso abbiamo visto l’affannarsi di dottori e infermieri su ogni singolo paziente, dopo ogni visita mattutina, alle prese con le diverse patologie e dietro alle varie cartelle cliniche da sfogliare, con poche possibilità di un chiarimento un po’ più tranquillo tra paziente e medico stesso…Poche informazioni concise per il decorso della malattia, (a volte neanche quelle, perché sembra che le informazioni maggiori sono “riservate” agli addetti ai lavori) e quasi nulla più.

Poi il paziente stesso deve “rincorrere” il proprio medico per ulteriori delucidazioni, rispetto all’andamento della terapia, perché nella realtà delle cose, nella cultura medica e nell’impossibilità di avere tempi più consoni al dialogo, “poche parole e più fatti”, sembra sia questa la “legge “ da seguire…!

     “Purtroppo la filosofia della medicina non è certo un tema centrale nelle facoltà di medicina europee(…), per la maggior parte, gli studenti accettano il modo in cui la medicina è praticata usualmente senza mettere in discussione gli assunti sui quali questa pratica è fondata(…) che le malattie sono entità che attaccano il paziente dall’esterno (…)” come afferma Wulff-Andur Pedersen-Rosenberg, 1992, pp.1-2, sul Dossier citato Rulli-Grassi, Professione Pedagogista N.32 in Claudio Doliana.

     Per cui, crediamo che proprio perché Pedagogisti, c’è la necessità di un appropriato utilizzo della parola anche di tipo strettamente relazionale, a maggior valore proprio perché lo affrontiamo in un contesto Clinico e Socio-Sanitario.

 “L’esercizio della parola è curarsi del mondo e il pedagogista non dovrebbe mai dimenticare che la sua identità è quella dell’in-segnante in senso intimo, etimologico: non uno che insegna questa o quella materia ma colui che sa segnare dentro, in quanto a sua volta segnato da un incontro che gli ha segnato la vita” (Claudio Doliana, Professione Pedagogista N.32).

Il concetto appena ribadito, “segnare gli altri perché segnati noi stessi….” è di fondamentale importanza: “Il Pedagogista è l’esperto dei processi educativi e formativi” come sancisce il Profilo professionale e il Codice deontologico dell’A.N.P.E. e proprio perché esperto in un ambito  (non materia) così fondamentale all’Essere Umano e moderno, non può essere una competenza esclusivamente teorica.

      C’è bisogno di una “competenza interiore”, di empatia quasi innata oserei dire, in grado di saper mettere in relazione i fabbisogni educativi e formativi di preparazione  umana, da trasmettere, così come nel vero senso del “maieuta”.

La proposta formativa qui presentata “L’ascolto Psico-Pedagogico nell’ospedalizzazione” (un percorso di Esperienza vissuta, di riflessione e una proposta di Formazione), è basata proprio sulle argomentazioni precedenti. Il decorso del vissuto ospedaliero ha, a mio avviso, delle “necessità umane” , sia da parte del paziente che del medico, che sarebbero da sviluppare meglio, in particolare nei seguenti punti:

 

·        L’accoglienza

·        La Comunicazione paziente/medico

·        La Visita medica d’ingresso e quella giornaliera

·        Bisogni e necessità del personale infermieristico (la professione d’aiuto sanitaria)

·         Interazione tra il personale ausiliario

·        I rischi delle professionalità cliniche e istituzionalizzate

·        La figura del Primario e le richieste del Paziente

 

Questi sarebbero i primi punti da analizzare e sviluppare per favorire un “approccio sistemico alla relazione tra Paziente ed Operatore”, in senso strettamente pedagogico. Le tematiche affrontate quindi, sarebbero strumento naturale per una proposta formativa e di aggiornamento più ampia, a favore delle professionalità sanitarie, in competenza specifica, rispetto al lavoro quotidiano e fondamentale, alla base della “relazionalità del paziente”, ancora carente…Ma forse qualcosa si sta muovendo…

 

 Il decorso ospedaliero ha bisogno di una maggiore umanizzazione.

Il Pedagogista in ambito ospedaliero.

     Il periodo della degenza, così com’è attualmente strutturato, non aiuta ad una certa sistematicità funzionale nella quotidianità del percorso terapeutico. Ci sono infatti diversi aspetti “forzati” all’interno della vita in ospedale, a causa dalle esigenze strutturali e professionali, per cui il paziente si deve adeguare a loro, cercando di organizzarsi individualmente, se è possibile, ma non è sempre possibile. A tal fine c’è bisogno di una serie di strategie utili e opportune per il percorso terapeutico da affrontare, a favore del Paziente adulto, che anche in questo caso vorremmo sintetizzare nei punti fondamentali, per una successiva rielaborazione:

 

Ø La degenza:

·        I tempi

·        I mezzi

·        Gli strumenti

·        Le tecniche dell’interazione

      I quattro punti sopra evidenziati sono fondamentali al fine di un ,miglioramento psicofisico dell’Individuo ricoverato. L’assenza dal calore delle mura familiari, lascansione dei tempi e degli spazi interni, pur se necessari, creano un ulteriore trauma all’individualità di ognuno e solo la vicinanza dei propri cari e una certa preparazione e sensibilità professionale, può attutire tale scompenso emotivo.

     Proprio a questo proposito, l’insieme della nostra proposta, prevede una certa rimodulazione o comunque, riqualificazione all’interno dei servizi giornalieri ospedalieri, attuali, per ottimizzarne le prestazioni mediche, infermieristiche, ausiliarie e ambientali, a favore del Paziente e del Personale tutto.

      Ri-qualificazione e ottimizzazione dei servizi sanitari interni, in senso strettamente pedagogico, vuol dire che le attività giornaliere, prestazioni, spazi e tempi, dovrebbero essere gestite diversamente, ma senza alcuna rivoluzione.

In questo senso e a questo proposito, l’apporto del Pedagogista all’interno della struttura ospedaliera, favorirebbe un “incontro” diverso e più funzionale alle esigenze delle parti, utilizzando strumenti adeguati di inter-azione tra gli attori coinvolti (pazienti, medici, infermieri, ausiliari e familiari), per una organizzazione, umana, interna, più efficace.

      Un senso organizzativo-pratico nuovo, rispetto alle esigenze di tutti, ma soprattutto dal punto di vista emozionale che la figura “nuova” del Pedagogista in ambito ospedaliero, aiuterebbe a monitorare al meglio, dall’interno, le varie istanze emotive e di fruizione/organizzazione del servizio, a favore del Paziente e del Personale tutto. Spesso inoltre sono carenti anche le figure dei Volontari, (nel reaparto di Ematologia del Gemelli, c’è solo una disponibile e cara suora che cerca di dare un po’ di conforto ai pazienti e quando può li aiuta anche per alcune richieste pratiche…Ma c’è bisogno di un maggior sostegno.

 Conoscere se stessi e gli altri: il rapporto ospedaliero e la compartecipazione del percorso terapeutico.

   Le relazioni e i rapporti in ambito ospedaliero, tra le persone, subiscono inevitabilmente degli “influssi istintivo professionalizzanti”, come oserei chiamare…Ovvero, essendoci quasi mai momenti di specifica e strutturata conoscenza reciproca, tra paziente, medico e personale infermieristico, in particolare, l’unica “relazione” tra le parti è limitata alla “conoscenza funzionale” tra le parti, in occasione delle quotidiane visite mediche o degli interventi infermieristici, limitari a questo. Ed è normale…

     Secondo quanto afferma il Dr. Mammì, “curo gli altri per non pensare ai miei nodi irrisolti” e “occuparsi di chi si occupa di terapie a prescindere dal loro grado di legittimità”, è un’altra forte riflessione che noi Pedagogisti dovremmo favorire, affrontare e cogliere.

 La conoscenza globale e particolare dell’individualità Paziente, dovrebbe essere favorita all’interno del processo medico e qui il Pedagogista può fare davvero, meglio di altri. E’ a questo proposito che si dovrebbe aumentare e favorire il senso di “compartecipazione” del percorso terapeutico, a favore della diretta informazione del Paziente, diminuendo la “distanza” tra medico e paziente stesso, proprio per far si che il percorso e il decorso terapeutico, sia il più possibile condiviso dalle parti, aumentandone la consapevolezza e la responsabilità reciproche.

Tutto questo risulterebbe a favore anche del medico, che troppo spesso si trova di fronte alle enorme responsabilità, (tipiche certo della professione scelta), ma con conseguenze psicologiche, sicuramente non abbastanza affrontate e assorbite.         

     Questa verità, in una professione d’aiuto come quella del medico (ma anche dal punto di vista del paziente), risulta nei fatti, in una certa contraddizione. Nelle professionalità mediche, riconosciute a favore della cura della persona e alla salvezza della vita umana, non sia più “solo” sterile competenza dall’alto delle accademie universitarie, ma un processo di ottimizzazione continua per il Ben-Essere della Persona!

  

*Pedagogista, Mediatore Familiare Minorile, Penale - Istruttore URP presso Roma Capitale

** Articolo già pubblicato in “La pagina maieutica- n° 14 - n° 15 – n° 16 del 2015

martedì 23 agosto 2016

Pedagogia è Prevenzione



.LEGALIZZARE O PREVENIRE? 


Per anni sono stato favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere ma ora, ho decisamente cambiato idea. Lavorando da anni con gli Adolescenti, ultimamente mi è capitato di sentirmi dire: "mi faccio una canna giusto per stimolare un po' l'appetito"...!!! Siamo arrivati a questo? La trasgressione è "normale" nella fase dell'Adolescenza, ma, a parte la troppo precocità delle esperienze giovanili di questo tempo, che sta rovinando troppi giovani, portandoli a vivere esperienze "estreme" ed "eccessive", negative al loro sviluppo psico-fisico, ritengo che l'opinione dello psichiatra Meluzzi, sia da condividere pienamente! In particolare poi, quando si parla di "disincentivo pedagogico" a cui fa riferimento Meluzzi stesso, «E’ un cattivo messaggio al mondo dei giovani...(la legalizzazione) innesta un meccanismo perverso perché la trasgressione si sposterà in avanti, verso altre frontiere. Se la cannabis diventa legale, allora la trasgressione sarà farsi una pippata di cocaina. I confini del piacere si spostano insieme alla possibilità di trasgredire e quindi la tendenza andrà sempre oltre...». Come dicevo prima, la trasgressione è naturale nell'Adolescenza, ma dovremmo aiutare i giovani (e le famiglie stesse), a saper mantenere il tutto entro certi limiti! E non mi vengano a dire che se mi limiti la trasgressione, allora non c'è più gusto....Che gusto c'è rischiare di morire??? Perché invece che "stimolare il peggio" dell'Essere Umano, creando continue DIPENDENZE e MEDICALIZZAZIONI fin dalla giovane età, non lavoriamo per il vero BENESSERE dell'INDIVIDUO nella SOCIETÀ? Come? Con la PREVENZIONE, l'EDUCAZIONE al BENE INDIVIDUALE, SOCIALE, AFFETTIVO e dei SENTIMENTI, in maniera tale da non cercare sensazioni forti che fanno stravolgere la VITA...Perché l’UNICA VERA DROGA di cui abbiamo veramente bisogno è l'AMORE e il RISPETTO per SE STESSI e per gli ALTRI!

mercoledì 27 luglio 2016

Cosa fa il Pedagogista?


IL LEONE VA ALLA GUERRA
Un giorno un viandante chiese a un pedagogista. “Ma cosa fanno i Pedagogisti?” E il pedagogista gli raccontò una storia: “Il leone, re della foresta, decise un bel giorno di fare una guerra e, come fanno tutti i re, diramò un bando fra tutti gli animali suoi sudditi. -Gli animali- diceva il bando -vengano da ogni parte della foresta per aiutare il loro re a fare la guerra. Vengano tutti, senza nessuna esclusione,per prendervi parte. Vennero tutti, dai più grandi ai più piccoli. Tutti erano stati invitati perché il leone aveva detto che tutti avrebbero avuto un compito in guerra E quando tutti gli animali furono riuniti davanti al re e ai suoi ministri, il leone cominciò ad assegnare ad ognuno il proprio compito. Disse all’elefante: -Tu hai molta forza. Combatterai, ma porterai anche l’artiglieria e tutto quello che occorre ai tuoi compagni. Poi disse alla volpe: -Tu che sei il più furbo degli animali, mi aiuterai ad ingannare il nemico. -E tu- disse all’orso -che sei forte e agile, sarai utile quando dovremo assalire le fortezze. Scavalcherai le mura e conquisterai in breve tempo le città. Ad uno a uno il leone chiamò tutti gli animali e trovò per ognuno un compito preciso per la guerra che stava per cominciare. Quando comparvero davanti al re gli asini e le lepri, i ministri e i consiglieri gli dissero: -Questi sono animali inutili alla nostra guerra. Gli asini sono sciocchi e le lepri paurose e timide, che cosa ne facciamo? Mandiamoli via. Ma il leone rispose ai suoi consiglieri e ministri: -L’asino ha una voce più forte della mia. Sarà un’ottima tromba per chiamare a raccolta i soldati. La lepre è velocissima e porterà i messaggi da un luogo all’altro. Il leone che era saggio sapeva che nessuno era inutile e disse: -Dovete imparare che tutti sono utili se usati al momento opportuno e sfruttando le loro capacità.(Il leone va alla guerra da Esopo) P: “Ecco – infine concluse – il pedagogista è un cercatore di RISORSE, POSSIBILITA’, SALUTE!”"
(Fonte: Studio Eide)


Studio di Consulenza Pedagogica SocioFamiliare e per la Mediazione : Chi è il Pedagogista?

Studio di Consulenza Pedagogica SocioFamiliare e per la Mediazione : Chi è il Pedagogista?: Lo studioso e lo specialista di processi educativi e formativi (ricerca e applicazione) è definito pedagogista . Il pedagogista è un pr...

Studio di Consulenza Pedagogica SocioFamiliare e per la Mediazione :

Studio di Consulenza Pedagogica SocioFamiliare e per la Mediazione :

Chi è il Pedagogista?

Lo studioso e lo specialista di processi educativi e formativi (ricerca e applicazione) è definito pedagogista.

Il pedagogista è un professionista dotato di una formazione multidisciplinare, che solitamente comprende la pedagogia stessa, la psicologia, l’antropologia, la sociologia, la filosofia.
L’esercizio della professione di pedagogista comprende l’uso degli strumenti conoscitivi, metodologici e d’intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di assistenza, di consulenza e di trattamento abilitativo e riabilitativo in ambito educativo, culturale e pedagogico rivolte alla persona, alla coppia, alla famiglia, al gruppo e alla comunità. Comprende altresì la gestione diretta delle attività di orientamento scolastico e professionale, di progettazione, coordinamento, direzione e attuazione di progetti per la formazione professionale, l’aggiornamento, la qualificazione, la riqualificazione e la selezione del personale nell’ambito di enti, istituzioni, imprese pubbliche e private, e le attività di sperimentazione, di ricerca, di didattica, di formazione e di verifica.
Il pedagogista potrà intervenire direttamente in contesti educativi e sociali dove la sua competenza pedagogica indirizzerà l’iter formativo e riabilitativo di persone che vivono situazioni personali e socio-affettive molto difficili e coordinerà gli educatori sociali e sanitari, glii psicologi junior e gli assistenti sociali triennali.
Potrà esercitare la sua azione in agenzie educative, in strutture pubbliche e private che si occupano, dall’infanzia all’età adulta, di persone con profondi bisogni specifici. In particolare è in grado di assumere ruoli molto qualificati nell’ambito della consulenza, supervisione, formazione, coordinamento, progettazione nelle seguenti aree:
  • area socio-sanitaria: ospedali e centri riabilitativi nei reparti pediatria, ginecologia e ostetricia, servizi di neuropsichiatria infantile, malattie infettive, oncologia, progetti di educazione alla salute e sessuali ed emozionali, bulimia e anoressia, per le mansioni riferite alla consulenza pedagogica;
 §  area socio-educativa e socio-assistenziale: centri socio-educativi, centri occupazionali diurni, centri di accoglienza per disabili, asili nido, cooperative di lavoro deputate all’accoglienza delle persone con disabilità, oratori, ludoteche, centri di aggregazione giovanile, consultori, centri per le famiglie, servizi di sostegno alle famiglie, servizi di mediazione familiare, comunità residenziali per disabili, comunità residenziali per minori, servizi per minori stranieri, servizi di operatori di strada, servizi socio-culturali, informa giovani, servizi socio-educativi degli enti locali, servizi per la tutela dei diritti dell’infanzia, servizi di volontariato e cooperative sociali; centri di recupero per tossicodipendenti; servizi educativi in carcere; telefoni rosa e azzurri e centri per la violenza su donne e su minori servizi per l’inserimento lavorativo mirato per soggetti disabili o problematici; per le mansioni riferite alla consulenza pedagogica e alla progettazione

§  area scolastica: servizi di consulenza pedagogica nei CIC nelle scuole comunali e provinciali, coordinamento pedagogico speciale nelle Scuole dell’infanzia, progetti di intervento speciale per soggetti disabili, progetti di prevenzione del disagio sociale, della dispersione scolastica, del bullismo, servizi per l’orientamento, servizi di dopo-scuola e attività educative extrascolastiche, centri di formazione professionale; come insegnanti nei licei e negli istituti tecnici e professionali, di filosofia, psicologia e scienze dell’educazione nella 36/A.

§  area giuridica: affido, adozione, situazioni di abuso e maltrattamento di minori, criminalità minorile, nuove dipendenze.( nei tribunali come CTU e CTP.

L’esercizio della professione comprende l’uso di strumenti conoscitivi, metodologici e di intervento per la prevenzione, la valutazione e il trattamento dei disagi manifestati dalle persone nei processi di apprendimento e/o formazione-educazione.
Il pedagogista può trovare collocazione, in qualità di dipendente o libero professionista, aprirsi uno studio privato o studio associato con colleghi o avvocati, psicologi, filosofi, sociologi, medici. Il pedagogista può, inoltre, operare in qualità di libero professionista in tutti i settori previsti dal ruolo.
(Fonte: Wikipedia)

Titolo accademico: Ricordiamo che il Pedagogista è il professionista laureato in Pedagogia/Scienze dell’Educazione v.o. o in possesso della  laurea specialistica/magistrale classi  LS/56, LS/65, LS/87, LM/50, LM/57, LM/85, LM/93.


                                           

domenica 7 giugno 2015

Studio di Consulenza Pedagogica SocioFamiliare e per la Mediazione : C'è stato un tempo in cui raccontavo la cronaca lo...

Studio di Consulenza Pedagogica SocioFamiliare e per la Mediazione : C'è stato un tempo in cui raccontavo la cronaca lo...: C'è stato un tempo in cui raccontavo la cronaca locale, i fatti,  la politica e la società... Ma ora è il tempo di raccontare la Vita...



Piccolo racconto pedagogico d’estate
…e per tutte le stagioni della Vita
 di Alessandro Castelli

                                       Chissà, magari un giorno…

        Basterebbe così poco x stare bene ma se non ci complichiamo la vita non siamo contenti…Io ho 18 anni eppure a volte mi sembra di averne 80, xché vedo e penso troppe cose negative. Vorrei vivere con + serenità, senza pensare troppo a quello sarà dopo…A volte sarebbe meglio non pensare…
La mia vita futura non so xché, ma me la immagino senza famiglia e senza figli. Mi sento e mi voglio sentire sempre libera, senza pensare che qualcuno mi dice che non posso, o che comunque devo x forza fare la “serva”, alla persona che dopo tanto tempo che hai trovato, ci hai fatto dei figli, non ti guarda + in faccia e aspetta solo il piatto pronto….Io non voglio vivere così…E a nessuno xmetterò di farmi trattare come una schiava! Non lo perché faccio questi discorsi, sicuramente se qualcuno leggesse questo foglio penserebbe che sono matta. Farsi una famiglia è bello e in effetti è così ma non lo so, forse la mia è solo paura di crescere…
Paura di crescere xché + vai avanti e più i tuoi problemi diventano grandi, devi essere sempre pronto ad affrontarli…Devi avere sempre la forza, mentre quando eri bambino è tutto magico, il tuo unico pensiero è giocare, mangiare e dormire!! È anche vero che sarebbe una noia stare tutta la vita a giocare, dormire e mangiare e forse dovrei essere un po’ più ottimista!
Un mio sogno sarebbe viaggiare continuamente, vedere il mondo, gente e posti nuovi…Beh si, sarebbe un po’ il sogno di tutti…Chissà magari un giorno….




    Ci troviamo verso l’inizio della primavera e casualmente conosco una donna: sai quando chiami per errore un numero di telefono e poi ti scusi chiudendo subito? Al contrario, invece di scusarmi e chiudere la telefonata, iniziamo a parlare tranquillamente, con quella voce femminile, del più e del meno: che lavoro fai, di che ti occupi, se hai figli oppure no e nasce subito, istintivamente, una simpatia, innocente, tranquilla e piacevole.
La cosa va avanti per qualche tempo, fin quando scopriamo di vivere in paesi vicini, per cui decidiamo d’incontrarci per prenderci un caffè e per dare un volto a quelle voci che si parlavano.  L’appuntamento è immediato, così come il contatto telefonico fortuito, riuscendo a combinare gli orari di lei e approfittando di un momento di stacco dal lavoro. E cosi i nostri volti, finalmente s’incontrano. La simpatia e l’immediatezza che ne seguono sono ancor meglio che nelle telefonate precedenti, e da lì iniziamo a scambiarci sempre di più, appena possibile, altre parole ed opinioni, proseguendo questa semplice simpatia d’inizio primavera.
Personalmente, essendo un pedagogista ed essendo abituato, con piacere, ad ascoltare gli altri, sono particolarmente attento a quel che lei mi dice, dimostrando, man mano il suo sempre maggior bisogno di essere ascoltata, e così la ascolto in maniera sempre molto attiva, interagendo con lei. Sta di fatto che questa donna mi confida di avere un “problema” con la figlia più grande, la quale, da un po’ di tempo, si sente piuttosto inadeguata e con tutta una serie di dubbi non risolti.
La figlia, allora aveva 18 anni da poco compiuti, periodo particolarmente difficile per una ragazza: non più bambina ma neanche donna, e con una forte ricerca di risposte da darsi, ai propri comportamenti (ma anche a quelli degli altri), per affrontare al meglio il suo passo successivo, che la sta portando ad una fase della vita, com’è quella adulta. 
E in più, aveva appena terminato una storia d’amore importante, e a quella età, chiudere una storia così, può creare non poche difficoltà (dubbi, ripensamenti, errori, sensi di colpa) a discapito di una più sana e corretta analisi della situazione.
Ad un certo punto la donna mi propone di  venirla a trovare sul lavoro, nel paese in cui vive, per farmi conoscere da sua figlia maggiore, per vedere se la ragazza accetta di farsi aiutare da me, dopo che la madre stesso ha avuto modo di conoscermi, apprezzando la mia persona e la mia professionalità. Così un pomeriggio vado a trovarla. Ci salutiamo con la solita simpatia e con un’ottima accoglienza da parte di lei, e dopo un po’ arriva la ragazza.
È una giovane davvero graziosa, cordiale e con lo sguardo davvero bello. Ci presentiamo e subito la ragazza inizia a scrutarmi, mentre continuo a parlare con la madre…La ragazza mi guarda, a volte facendo finta di nulla e mi parla di tanto in tanto, iniziando però a tessere una sottile linea di contatto positivo con me. Alla fine della mia visita la madre mi confida che la figlia avrebbe piacere di farsi aiutare da me, attraverso dei colloqui, per cercare di affrontare meglio il periodo difficile che sta passando!
Si decide quindi con la ragazza, e con l’accordo della madre, quello che si dice in gergo, un “percorso”, stabilito però in un massimo di circa 10 incontri, durante i quali affronteremo le problematiche di questa diciottenne, alle prese con la sua crescita, affinché questa possa diventare un’occasione di serenità e consapevolezza maggiore!
Iniziamo così con una serie di analisi del suo vissuto, attraverso strumenti adatti di riflessione e confronto, in cui la ragazza, riesce subito ad immedesimarsi, trovando lo “specchio” adatto di fronte a sé, per  affrontare le sue paure, difficoltà, timori, ma anche speranze.
  
Il lavoro continua abbastanza spedito, tramite incontri settimanali, solo una o due volte rimandati e posticipati, a richiesta della ragazza e
da me, e ad ogni incontro, e grazie ai riscontri con la madre, sento e vedo che la ragazza comincia a cambiare. La madre stessa mi conferma la mia sensazione positiva ed entrambi ne siamo felici, finché un giorno,  iniziando uno degli ultimi incontri previsti, ricevo dalla ragazza una lettera meravigliosa che, con gran piacere, quel giorno decide di leggermi e che oggi ho deciso di raccontare e condividere (compresi tutti i puntini di sospensione, le “x” al posto di “per”, ancora tipici dei giovani!).


 11/04/08 !!!
Sto in cucina…sn le 22.50 ed ho appena finito di lavare i piatti…e ora ascolto Vasco! E penso…Penso che ho chiuso definitivamente con G. e credo che ho fatto la cosa giusta! Ci stavamo solo facendo del male! Io non sono più innamorata di lui! Il mio continuo ricercarlo era solo perché i ricordi mi tenevano legata a lui…ma l’amore è un’altra cosa…
E soprattutto non si può vivere di ricordi…La realtà è un’altra: io voglio essere LIBERA! Stare con qualcuno è anche preoccuparsi di quello che fa quando non sta con te.. È litigare…è lasciarsi e poi ricominciare dopo una settimana… È piangere quando non lo senti…È gelosia…È  venirsi incontro e fare le cose che piacciono anche a lui!
È un insieme di cose…Un insieme che io vissuto al massimo x 2 anni e ke adesso non sono pronta a rivivere!
La storia è stata importante ma quando finisce è inutile insistere più di tanto, perché te lo senti dentro che non sei più quella di prima! Diciamo che in queste poche righe c’è tutto quello che sento in questi giorni!!
Quante volte sono stata male, soprattutto quando stavo con lui…ma poi quando riesci a fermarti a ragionare un attimo, ti rendi conto ci sono tante cose belle intorno a te…che prima non volevi vedere!! <e non vale la pena starci male, se dobbiamo vivere per stare male, sarebbe meglio morire…Infatti in quei xiodi ho chiesto a Dio di portarmi con Lui…Io ho fatto una cosa del genere!!! Ancora non ci credo!! Sono stata una stupida!



Ho lottato con tutta me stessa per riuscire a passare tutto questo e ci sto riuscendo piano piano…Devo ringraziare prima di tutto una persona che mi sopporta tutti i sabati x un’ora. Si sei proprio tu Alessandro, parlo così perché domani te la leggerò e sono sicura che ti farà piacere e poi me stessa. È vero che le xsone non si conoscono mai veramente x quelle che sono, ma neanche noi dentro ci conosciamo..
Questa parte di N. non l’avevo mai vista sinceramente sono molto contenta di averla conosciuta!



Per N.
Lavorare con te, mi ha donato un raggio di luce…
Il mio Augurio per te,
è di mantenere viva la luce che hai dentro,
per tutti i giorni della tua Vita,
per raggiungere la piena realizzazione
della tua bellissima Persona!

                                                            (Alessandro)










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Studio di Consulenza Pedagogica SocioFamiliare e per la Mediazione

sabato 24 gennaio 2015

Studio di Consulenza Pedagogica Mediazione Familiare e Minorile Penale: EDUCARE alla PACE e alla MEDIAZIONE

Studio di Consulenza Pedagogica Mediazione Familiare e Minorile Penale: EDUCARE alla PACE e alla MEDIAZIONE: EDUCAZIONE   alla   PACE  e   MEDIAZIONE   MONDIALE                       (per una vera Integrazione Culturale e Incontro tra Popoli) ...

EDUCARE alla PACE e alla MEDIAZIONE


EDUCAZIONE alla PACE e MEDIAZIONE MONDIALE                    (per una vera Integrazione Culturale e Incontro tra Popoli)

"Siamo tutti Charlie" si è proclamato in tutta Europa pochi giorni fa...ma perché allora non "Siamo tutti Mohamed", come hanno proclamato nei paesi arabi e musulmani, subito dopo? L'attentato al giornale satirico francese di questo tragico gennaio 2015, ha risvegliato drammaticamente la crisi tra Oriente e Occidente, frutto di tutta una serie di guerre, conflitti e interessi economici, mai risolti nel corso di questo tempo che stiamo vivendo, fino a giungere alla fine del XX° secolo, con le guerre per il petrolio e gli ultimi attacchi terroristici di questo 2015 appena iniziato. 
Le reazioni dopo l'attentato al giornale satirico francese sono state ovviamente immediate ma il giornale ha continuato a disegnare Allah, forse in maniera troppo irrispettosa, facendo scatenare l'ira di una grandissima parte del mondo musulmano, senza considerare il grande attaccamento alla religione, tipica dei musulmani stessi! E quindi, prima lo sdegno e il pianto per un attentato che mina la libertà d'espressione in'Occidente, ma subito dopo, l'ira per vedersi prendere in giro ancora di più, nei princìpi religiosi, in Oriente.
Ma da quale parte sta la ragione? Fino a che punto ci si può spingere nel nome della Libertà (d'espressione), così come ha commentato anche Papa Francesco? Noi Occidentali non abbiamo nessuna colpa? Certo, gli integralismi, soprattutto quelli più cupi e tristi, sono inumani e da condannare...Ma anche in Occidente spesso, non scherziamo, perché TUTTE LE FORME di TERRORISMO sono FRUTTO di POLITICHE SCELLERATE, sia da una parte che dall'altra! E da troppo tempo assistiamo a politiche di questo genere....e la conseguenza naturale" la ritroviamo nella POVERTA' dei POPOLI più oppressi,  soprattutto in quelli del Terzo e Quarto Mondo, oppure nel Medio Oriente con l'aumento del terrorismo, appunto, fino a giungere nel nostro "sano" e "libero" Occidente, in cui però, persistono divisioni continue, conflitti locali e guerre fraticide che impoveriscono economicamente e culturalmente tutti. Ma PERCHE' SIAMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO??? Una delle conseguenze più drammatiche di queste politiche scellerate, è proprio l'immigrazione clandestina, di giovani, uomini, donne e Bambini, che fuggono da anni, vittime innocenti, per lo più, di sistemi politici che non permettono una Vita normale nei loro paesi d'origine, costretti a scappare, se ne hanno la possibilità, ingrassando così i " nuovi mercanti" che utilizzano i famosi "barconi della morte"! Poi certo, ci sono anche le non poche eccezioni, di "fughe opportunistiche" (persone che si rifugiano in Italia, perché qui da noi siamo meno duri e possono delinquere meglio...!). Ma a seguito di tutta questa situazione, che poi, come abbiamo visto di recente, crea bei guadagni anche qui in Italia (a Roma), grazie ai finanziamenti per le emergenze, che hanno arricchito pseudo Imprese sociali cooperative....QUALE TIPO d'INTEGRAZIONE E' STATA FATTA qui in EUROPA? Quella che in Francia poi, ha fatto crescere alcuni dei terroristi del giornale satirico, di cui parlavamo all'inizio? Oppure quella dei giovani immigrati, alloggiati in pseudo Case Famiglie, senza nessuna prospettiva di vita e di lavoro?   
O ancora, per le strade o sotto i ponti delle città, ad aumentare i già troppi presenti "senza tetto" nostrani, aumentando la già ricca malavita organizzata? Se invece noi Occidentali, avessimo lavorato meglio ad una Immigrazione migliore e diversa, con scelte e politiche internazionali adatte...saremmo arrivati a tanto? Perché non si vogliono cambiare le Politiche Sociali a favore di una vera Pace e Integrazione, nel nome dell' UMANITA' ? Ci riteniamo e viviamo in una Società Globalizzata, ma di globale abbiamo solo il profitto e il finto benessere! Abbiamo fortemente bisogno, più che mai, di una Società in grado di offrire una NUOVA EDUCAZIONE alla PACE e alla MEDIAZIONE MONDIALE, per una vera Integrazione Culturale a favore dell'Incontro tra i Popoli...Solo in questo modo si potrà vivere in una UMANITA' NUOVA! Per fortuna però, ci sono anche diverse e tante organizzazioni e organismi che lavorano da anni in questo senso, offrendo Accoglienza, Cultura, Istruzione, Formazione, Opportunità di lavoro,  Crescita Umana e Professionale, Educazione a giovani immigrati, seguendoli in tutto il loro cammino, facendoli maturare professionalmente, affinché possano diventare parte integrante di quella Società Nuova che vogliamo e che, nonostante tutto, si sta creando...Per far si che finalmente, ognuno di noi, si possa chiamare Charlie, Mohamed, Jhon, Mikhail, Andrea....
                                                                                                                  Alessandro Castelli